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domenica 15 giugno 2008

La Circoncisione contro il Tumore dell' Utero

Tumori: Veronesi, Dove è Diffusa Circoncisione è Raro Cancro Utero
Adnkronos - Ven 13 Giu - 17.32


Milano, 13 giu. (Adnkronos Salute) - "Nelle aree del mondo in cui è diffusa la circoncisione, il tumore al collo dell'utero è rarissimo". A dichiararlo è Umberto Veronesi, intervenuto oggi a Milano a un convegno sulla vaccinazione anti-Hpv, organizzato dall'Osservatorio nazionale per la salute della donna (Onda). "In Paesi come Israele e nel mondo arabo la patologia non è diffusa perché la circoncisione rende meno facile che il virus si soffermi nell'organo maschile", spiega l'oncologo parlando del ruolo importante dell'uomo nell'attività di prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili. "Circa 1,5 milioni di persone sviluppano tumori dovuti a elementi esterni di tipo virale o batterico. Al primo posto per incidenza - prosegue - ci sono quelli legati ai Papilloma virus. Un cancro legato anche alla cattiva igiene, molto spesso maschile". Secondo Veronesi, l'obiettivo deve essere difendere la salute delle donne, promuovendo una partecipazione attiva da parte di tutta la popolazione ai temi della salute. "E’ in corso una rivoluzione: la responsabilità della prevenzione passa dalla classe medica alla popolazione che deve essere cosciente e assumere atteggiamenti adeguati". Sul vaccino il senatore non ha dubbi: "E' ragionevole che le bambine a 13 anni siano vaccinate. Secondo i nostri dati il vaccino si può fare tranquillamente, non mi risulta che ci siano rischi, perlomeno rischi importanti".

Perchè il Santissimo Padre obbligava circoncidere tutti bambini adulti ecc … consideriamo che all’ epoca come oggi in alcuni posti l’acqua e l’igiene intima era ed è un miraggio, come Sempre il Santissimo Padre ne sa una più del Diavolo ma l’ Uomo confida sempre nell’ Uomo

mercoledì 4 giugno 2008

Fao e la fame nel mondo

Fao: Sarkozy, Fame Nel Mondo Scandalo Del 21mo Secolo
di (Nap/Ct/Adnkronos) Adnkronos - Mar 3 Giu - 13.21

Roma, 3 giu. - (Adnkronos) - Il presidente francese Nicolas Sarkozy lancia ''un partenariato per l'alimentazione e l'agricoltura'' dal podio del vertice della Fao, dal quale definisce la fame nel mondo ''lo scandalo del 21mo secolo''. '''Noi non potremo costruire la pace senza la giustizia e il rispetto dei diritti fondamentali - ammonisce Sarkozy - Dobbiamo essere all'altezza della posta in gioco, coalizziamo i nostri sforzi. Costruiamo insieme un nuovo consenso internazionale perche' abbia fine questo scandalo del 21mo secolo, la fame nel mondo''.

Fao: Presidente Senegal, ''e' Una Farsa, Ci Trattano Da Mendicanti''
Asca - Mar 3 Giu - 17.02

(ASCA-AFP) - Roma, 3 giu - Cresce il disappunto dei paesi piu' poveri nei confronti della Fao, Organizzazioni delle Nazioni Unite per il cibo e l'agricoltura, nel corso del summit che si sta asvolgendo a Roma. ''Non possiamo continuare ad essere trattati come dei mendicanti'', ha detto il presidente del Senegal, Abdoulaye Wade. ''Sono assolutamente deluso. Non potete continuare ad imporci esperti ed istituzioni. L'Africa non e' quella di venti anni fa. Smettiamola con questa farsa''.

Fao: Ahmadinejad Attacca l'Onu. 'e' Diabolica e Non Sa Gestire Crisi'
Asca - Mar 3 Giu - 16.05

(ASCA-AFP) - Roma, 3 giu - Un attacco in piena regola, quello che il presidente iraniano, Mahmoud Ahmadinejad ha sferzato contro l'Onu dalla tribuna della Fao, organo delle Nazioni Unite per l'Agricoltura e l'Alimentazione. Ahmadinejad, nel suo intervento al vertice sulla sicurezza alimentare, ha accusato l'Occidente per la sua gestione della crisi, attribuendo a certi ''poteri forti'' la colpa di agire per obiettivi ''diabolici''. Per questo, ha chiesto che i problemi alimentari mondiali siano trattati al di fuori dal sistema delle Nazioni unite, perche' in seno a quell'organismo i poteri forti impongono la propria volonta' sul Consiglio di Sicurezza. Altra accusa: i paesi occidentali agiscono per svalutare il dollaro, pompando la crescita dei prezzi del petrolio e dei prodotti alimentari. ''Oggi - sono parole del presidente iraniano - i pianificatori dei poteri forti agiscono per svalutare il dollaro'' e cercano di ''imporre la loro volonta' sul mercato. Sappiamo che la svalutazione della moneta americana e la crescita dei prezzi energetici sono due facce della stessa medaglia, citate come ragioni dei recenti sconvolgimenti''. Il riferimento qui era alle rivolte provocate in molti paesi del mondo proprio dall'esplosione dei prezzi e dalla conseguente crescita della fame. Ahmadinejad, nonostante ospite di una sede Onu, ha poi proseguito attaccando proprio i vertici dell'Organizzazione, con particolare riferimento alla gestione della crisi alimentare: ''come puo' il meccanismo dell'Onu - si e' chiesto il presidente dell'Iran - migliorare la situazione quando alcuni dei poteri forti decidono al posto del Consiglio di Sicurezza, il piu' alto organo decisorio, e lo usano in modo del tutto strumentale?''. Insomma, ha proseguito Ahmadinejad, ''come puo' il meccanismo in uso oggi risolvere i problemi quando ogni paese persegue politiche fondate sui propri interessi e quando obiettivi diabolici impongono politiche ingiuste nelle relazioni internazionali?''. Per emergere dalla crisi, il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, che aveva aperto il vertice e parlato quindi prima di Ahmadinejad, aveva indicato la ricetta dell'aumento della produzione mondiale di cibo del 50% per far fronte alla domanda fino al 2030. Secondo la Banca mondiale, i prezzi dei prodotti alimentari sono raddoppiati in tre anni e hanno provocato rivolte in Egitto, Haiti e in molte nazioni del continente africano. Brasile, Vietnam, India ed Egitto inoltre hanno imposto restrizioni all'export di cibo. L'aumento dell'uso di biocarburanti, le restrizioni al commercio, la crescita della domanda asiatica, l'impoverimento dei raccolti e l'esplosione dei prezzi dei trasporti, gli altri imputati per la crisi alimentare mondiale. (Piu'Europa).

Vi ricordate cosa dissi : tanto comanda chi ha il veto ed essi sono :

Ricordiamo che Cina, Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti e Unione Sovietica, quelli che uscirono vincitori dal conflitto mondiale, si riconosce solo a loro il diritto di veto, significa assegnargli un ruolo privilegiato che oggi si scontra con il diritto di tutte le altre Nazioni. Tra l'altro, proprio il diritto di veto, la Cina e la Russia e l’ Usa possono andare mai contro i propri interessi ?

http://jehova-zoro.blogspot.com/2008/04/onu-che-serve-tanto-comanda-chi-ha-il.html


In oltre io ho sempre detto che aiutare il 3 mondo è come portare acqua con un cesto come gia specificato aiutare il 3 mondo è offendere il Santissimo Padre Jehova

http://jehova-zoro.blogspot.com/2008/03/3-mondo-aiutare-si-offendere-dio.html

Per ora aspettiamo altri giorni prima di giudicare l’ operato ….

sabato 19 aprile 2008

Il discorso del Papa all' ONU, il Papa non è Teologo

Ecco il testo integrale del Santo Padre d’avanti l’assemblea dell’ onu, attinto dal blog del papa
http://magisterobenedettoxvi.blogspot.com/2008/04/il-papa-allonu-la-promozione-dei.html


DISCORSO DEL SANTO PADRE ALL’ ONU


Signor Presidente, Signore e Signori, nel dare inizio al mio discorso a questa Assemblea, desidero anzitutto esprimere a Lei, Signor Presidente, la mia sincera gratitudine per le gentili parole a me dirette. Uguale sentimento va anche al Segretario Generale, il Signor Ban Ki-moon, per avermi invitato a visitare gli uffici centrali dell’Organizzazione e per il benvenuto che mi ha rivolto. Saluto gli Ambasciatori e i Diplomatici degli Stati Membri e quanti sono presenti: attraverso di voi, saluto i popoli che qui rappresentate. Essi attendono da questa Istituzione che porti avanti l’ispirazione che ne ha guidato la fondazione, quella di un "centro per l’armonizzazione degli atti delle Nazioni nel perseguimento dei fini comuni", la pace e lo sviluppo (cfr Carta delle Nazioni Unite, art. 1.2-1.4). Come il Papa Giovanni Paolo II disse nel 1995, l’Organizzazione dovrebbe essere "centro morale, in cui tutte le nazioni del mondo si sentano a casa loro, sviluppando la comune coscienza di essere, per così dire, una ‘famiglia di nazioni’" (Messaggio all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, nel 50° anniversario della fondazione, New York, 5 ottobre 1995, 14). Mediante le Nazioni Unite, gli Stati hanno dato vita a obiettivi universali che, pur non coincidendo con il bene comune totale dell’umana famiglia, senza dubbio rappresentano una parte fondamentale di quel bene stesso. I principi fondativi dell’Organizzazione – il desiderio della pace, la ricerca della giustizia, il rispetto della dignità della persona, la cooperazione umanitaria e l’assistenza – esprimono le giuste aspirazioni dello spirito umano e costituiscono gli ideali che dovrebbero sottostare alle relazioni internazionali. Come i miei predecessori Paolo VI e Giovanni Paolo II hanno osservato da questo medesimo podio, si tratta di argomenti che la Chiesa Cattolica e la Santa Sede seguono con attenzione e con interesse, poiché vedono nella vostra attività come problemi e conflitti riguardanti la comunità mondiale possano essere soggetti ad una comune regolamentazione. Le Nazioni Unite incarnano l’aspirazione ad "un grado superiore di orientamento internazionale" (Giovanni Paolo II, Sollicitudo rei socialis, 43), ispirato e governato dal principio di sussidiarietà, e pertanto capace di rispondere alle domande dell’umana famiglia mediante regole internazionali vincolanti ed attraverso strutture in grado di armonizzare il quotidiano svolgersi della vita dei popoli. Ciò è ancor più necessario in un tempo in cui sperimentiamo l’ovvio paradosso di un consenso multilaterale che continua ad essere in crisi a causa della sua subordinazione alle decisioni di pochi, mentre i problemi del mondo esigono interventi nella forma di azione collettiva da parte della comunità internazionale. Certo, questioni di sicurezza, obiettivi di sviluppo, riduzione delle ineguaglianze locali e globali, protezione dell’ambiente, delle risorse e del clima, richiedono che tutti i responsabili internazionali agiscano congiuntamente e dimostrino una prontezza ad operare in buona fede, nel rispetto della legge e nella promozione della solidarietà nei confronti delle regioni più deboli del pianeta. Penso in particolar modo a quei Paesi dell’Africa e di altre parti del mondo che rimangono ai margini di un autentico sviluppo integrale, e sono perciò a rischio di sperimentare solo gli effetti negativi della globalizzazione. Nel contesto delle relazioni internazionali, è necessario riconoscere il superiore ruolo che giocano le regole e le strutture intrinsecamente ordinate a promuovere il bene comune, e pertanto a difendere la libertà umana. Tali regole non limitano la libertà; al contrario, la promuovono, quando proibiscono comportamenti e atti che operano contro il bene comune, ne ostacolano l’effettivo esercizio e perciò compromettono la dignità di ogni persona umana. Nel nome della libertà deve esserci una correlazione fra diritti e doveri, con cui ogni persona è chiamata ad assumersi la responsabilità delle proprie scelte, fatte in conseguenza dell’entrata in rapporto con gli altri. Qui il nostro pensiero si rivolge al modo in cui i risultati delle scoperte della ricerca scientifica e tecnologica sono stati talvolta applicati. Nonostante gli enormi benefici che l’umanità può trarne, alcuni aspetti di tale applicazione rappresentano una chiara violazione dell’ordine della creazione, sino al punto in cui non soltanto viene contraddetto il carattere sacro della vita, ma la stessa persona umana e la famiglia vengono derubate della loro identità naturale. Allo stesso modo, l’azione internazionale volta a preservare l’ambiente e a proteggere le varie forme di vita sulla terra non deve garantire soltanto un uso razionale della tecnologia e della scienza, ma deve anche riscoprire l’autentica immagine della creazione. Questo non richiede mai una scelta da farsi tra scienza ed etica: piuttosto si tratta di adottare un metodo scientifico che sia veramente rispettoso degli imperativi etici. Il riconoscimento dell’unità della famiglia umana e l’attenzione per l’innata dignità di ogni uomo e donna trovano oggi una rinnovata accentuazione nel principio della responsabilità di proteggere. Solo di recente questo principio è stato definito, ma era già implicitamente presente alle origini delle Nazioni Unite ed è ora divenuto sempre più caratteristica dell’attività dell’Organizzazione. Ogni Stato ha il dovere primario di proteggere la propria popolazione da violazioni gravi e continue dei diritti umani, come pure dalle conseguenze delle crisi umanitarie, provocate sia dalla natura che dall’uomo. Se gli Stati non sono in grado di garantire simile protezione, la comunità internazionale deve intervenire con i mezzi giuridici previsti dalla Carta delle Nazioni Unite e da altri strumenti internazionali. L’azione della comunità internazionale e delle sue istituzioni, supposto il rispetto dei principi che sono alla base dell’ordine internazionale, non deve mai essere interpretata come un’imposizione indesiderata e una limitazione di sovranità. Al contrario, è l’indifferenza o la mancanza di intervento che recano danno reale. Ciò di cui vi è bisogno e una ricerca più profonda di modi di prevenire e controllare i conflitti, esplorando ogni possibile via diplomatica e prestando attenzione ed incoraggiamento anche ai più flebili segni di dialogo o di desiderio di riconciliazione. Il principio della "responsabilità di proteggere" era considerato dall’antico ius gentium quale fondamento di ogni azione intrapresa dai governanti nei confronti dei governati: nel tempo in cui il concetto di Stati nazionali sovrani si stava sviluppando, il frate domenicano Francisco de Vitoria, a ragione considerato precursore dell’idea delle Nazioni Unite, aveva descritto tale responsabilità come un aspetto della ragione naturale condivisa da tutte le Nazioni, e come il risultato di un ordine internazionale il cui compito era di regolare i rapporti fra i popoli. Ora, come allora, tale principio deve invocare l’idea della persona quale immagine del Creatore, il desiderio di una assoluta ed essenziale libertà. La fondazione delle Nazioni Unite, come sappiamo, coincise con il profondo sdegno sperimentato dall’umanità quando fu abbandonato il riferimento al significato della trascendenza e della ragione naturale, e conseguentemente furono gravemente violate la libertà e la dignità dell’uomo. Quando ciò accade, sono minacciati i fondamenti oggettivi dei valori che ispirano e governano l’ordine internazionale e sono minati alla base quei principi cogenti ed inviolabili formulati e consolidati dalle Nazioni Unite. Quando si è di fronte a nuove ed insistenti sfide, è un errore ritornare indietro ad un approccio pragmatico, limitato a determinare "un terreno comune", minimale nei contenuti e debole nei suoi effetti. Il riferimento all’umana dignità, che è il fondamento e l’obiettivo della responsabilità di proteggere, ci porta al tema sul quale siamo invitati a concentrarci quest’anno, che segna il 60° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. Il documento fu il risultato di una convergenza di tradizioni religiose e culturali, tutte motivate dal comune desiderio di porre la persona umana al cuore delle istituzioni, leggi e interventi della società, e di considerare la persona umana essenziale per il mondo della cultura, della religione e della scienza. I diritti umani sono sempre più presentati come linguaggio comune e sostrato etico delle relazioni internazionali. Allo stesso tempo, l’universalità, l’indivisibilità e l’interdipendenza dei diritti umani servono tutte quali garanzie per la salvaguardia della dignità umana. È evidente, tuttavia, che i diritti riconosciuti e delineati nella Dichiarazione si applicano ad ognuno in virtù della comune origine della persona, la quale rimane il punto più alto del disegno creatore di Dio per il mondo e per la storia. Tali diritti sono basati sulla legge naturale iscritta nel cuore dell’uomo e presente nelle diverse culture e civiltà. Rimuovere i diritti umani da questo contesto significherebbe restringere il loro ambito e cedere ad una concezione relativistica, secondo la quale il significato e l’interpretazione dei diritti potrebbero variare e la loro universalità verrebbe negata in nome di contesti culturali, politici, sociali e persino religiosi differenti. Non si deve tuttavia permettere che tale ampia varietà di punti di vista oscuri il fatto che non solo i diritti sono universali, ma lo è anche la persona umana, soggetto di questi diritti. La vita della comunità, a livello sia interno che internazionale, mostra chiaramente come il rispetto dei diritti e le garanzie che ne conseguono siano misure del bene comune che servono a valutare il rapporto fra giustizia ed ingiustizia, sviluppo e povertà, sicurezza e conflitto. La promozione dei diritti umani rimane la strategia più efficace per eliminare le disuguaglianze fra Paesi e gruppi sociali, come pure per un aumento della sicurezza. Certo, le vittime degli stenti e della disperazione, la cui dignità umana viene violata impunemente, divengono facile preda del richiamo alla violenza e possono diventare in prima persona violatrici della pace. Tuttavia il bene comune che i diritti umani aiutano a raggiungere non si può realizzare semplicemente con l’applicazione di procedure corrette e neppure mediante un semplice equilibrio fra diritti contrastanti. Il merito della Dichiarazione Universale è di aver permesso a differenti culture, espressioni giuridiche e modelli istituzionali di convergere attorno ad un nucleo fondamentale di valori e, quindi, di diritti. Oggi però occorre raddoppiare gli sforzi di fronte alle pressioni per reinterpretare i fondamenti della Dichiarazione e di comprometterne l’intima unità, così da facilitare un allontanamento dalla protezione della dignità umana per soddisfare semplici interessi, spesso interessi particolari. La Dichiarazione fu adottata come "comune concezione da perseguire" (preambolo) e non può essere applicata per parti staccate, secondo tendenze o scelte selettive che corrono semplicemente il rischio di contraddire l’unità della persona umana e perciò l’indivisibilità dei diritti umani. L’esperienza ci insegna che spesso la legalità prevale sulla giustizia quando l’insistenza sui diritti umani li fa apparire come l’esclusivo risultato di provvedimenti legislativi o di decisioni normative prese dalle varie agenzie di coloro che sono al potere. Quando vengono presentati semplicemente in termini di legalità, i diritti rischiano di diventare deboli proposizioni staccate dalla dimensione etica e razionale, che è il loro fondamento e scopo. Al contrario, la Dichiarazione Universale ha rafforzato la convinzione che il rispetto dei diritti umani è radicato principalmente nella giustizia che non cambia, sulla quale si basa anche la forza vincolante delle proclamazioni internazionali. Tale aspetto viene spesso disatteso quando si tenta di privare i diritti della loro vera funzione in nome di una gretta prospettiva utilitaristica. Dato che i diritti e i conseguenti doveri seguono naturalmente dall’interazione umana, è facile dimenticare che essi sono il frutto di un comune senso della giustizia, basato primariamente sulla solidarietà fra i membri della società e perciò validi per tutti i tempi e per tutti i popoli. Questa intuizione fu espressa sin dal quinto secolo da Agostino di Ippona, uno dei maestri della nostra eredità intellettuale, il quale ebbe a dire riguardo al "Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te" che tale massima "non può in alcun modo variare a seconda delle diverse comprensioni presenti nel mondo" (De doctrina christiana, III, 14). Perciò, i diritti umani debbono esser rispettati quali espressione di giustizia e non semplicemente perché possono essere fatti rispettare mediante la volontà dei legislatori. Signore e Signori, mentre la storia procede, sorgono nuove situazioni e si tenta di collegarle a nuovi diritti. Il discernimento, cioè la capacità di distinguere il bene dal male, diviene ancor più essenziale nel contesto di esigenze che riguardano le vite stesse e i comportamenti delle persone, delle comunità e dei popoli. Affrontando il tema dei diritti, dato che vi sono coinvolte situazioni importanti e realtà profonde, il discernimento è al tempo stesso una virtù indispensabile e fruttuosa. Il discernimento, dunque, mostra come l’affidare in maniera esclusiva ai singoli Stati, con le loro leggi ed istituzioni, la responsabilità ultima di venire incontro alle aspirazioni di persone, comunità e popoli interi può talvolta avere delle conseguenze che escludono la possibilità di un ordine sociale rispettoso della dignità e dei diritti della persona. D’altra parte, una visione della vita saldamente ancorata alla dimensione religiosa può aiutare a conseguire tali fini, dato che il riconoscimento del valore trascendente di ogni uomo e ogni donna favorisce la conversione del cuore, che poi porta ad un impegno di resistere alla violenza, al terrorismo ed alla guerra e di promuovere la giustizia e la pace. Ciò fornisce inoltre il contesto proprio per quel dialogo interreligioso che le Nazioni Unite sono chiamate a sostenere, allo stesso modo in cui sostengono il dialogo in altri campi dell’attività umana. Il dialogo dovrebbe essere riconosciuto quale mezzo mediante il quale le varie componenti della società possono articolare il proprio punto di vista e costruire il consenso attorno alla verità riguardante valori od obiettivi particolari. È proprio della natura delle religioni, liberamente praticate, il fatto che possano autonomamente condurre un dialogo di pensiero e di vita. Se anche a tale livello la sfera religiosa è tenuta separata dall’azione politica, grandi benefici ne provengono per gli individui e per le comunità. D’altro canto, le Nazioni Unite possono contare sui risultati del dialogo fra religioni e trarre frutto dalla disponibilità dei credenti a porre le propri esperienze a servizio del bene comune. Loro compito è quello di proporre una visione della fede non in termini di intolleranza, di discriminazione e di conflitto, ma in termini di rispetto totale della verità, della coesistenza, dei diritti e della riconciliazione. Ovviamente i diritti umani debbono includere il diritto di libertà religiosa, compreso come espressione di una dimensione che è al tempo stesso individuale e comunitaria, una visione che manifesta l’unità della persona, pur distinguendo chiaramente fra la dimensione di cittadino e quella di credente. L’attività delle Nazioni Unite negli anni recenti ha assicurato che il dibattito pubblico offra spazio a punti di vista ispirati ad una visione religiosa in tutte le sue dimensioni, inclusa quella rituale, di culto, di educazione, di diffusione di informazioni, come pure la libertà di professare o di scegliere una religione. È perciò inconcepibile che dei credenti debbano sopprimere una parte di se stessi – la loro fede – per essere cittadini attivi; non dovrebbe mai essere necessario rinnegare Dio per poter godere dei propri diritti. I diritti collegati con la religione sono quanto mai bisognosi di essere protetti se vengono considerati in conflitto con l’ideologia secolare prevalente o con posizioni di una maggioranza religiosa di natura esclusiva. Non si può limitare la piena garanzia della libertà religiosa al libero esercizio del culto; al contrario, deve esser tenuta in giusta considerazione la dimensione pubblica della religione e quindi la possibilità dei credenti di fare la loro parte nella costruzione dell’ordine sociale. In verità, già lo stanno facendo, ad esempio, attraverso il loro coinvolgimento influente e generoso in una vasta rete di iniziative, che vanno dalle università, alle istituzioni scientifiche, alle scuole, alle agenzie di cure mediche e ad organizzazioni caritative al servizio dei più poveri e dei più marginalizzati. Il rifiuto di riconoscere il contributo alla società che è radicato nella dimensione religiosa e nella ricerca dell’Assoluto – per sua stessa natura, espressione della comunione fra persone – privilegerebbe indubbiamente un approccio individualistico e frammenterebbe l’unità della persona. La mia presenza in questa Assemblea è un segno di stima per le Nazioni Unite ed è intesa quale espressione della speranza che l’Organizzazione possa servire sempre più come segno di unità fra Stati e quale strumento di servizio per tutta l’umana famiglia. Essa mostra pure la volontà della Chiesa Cattolica di offrire il contributo che le è proprio alla costruzione di relazioni internazionali in un modo che permetta ad ogni persona e ad ogni popolo di percepire di poter fare la differenza. La Chiesa opera inoltre per la realizzazione di tali obiettivi attraverso l’attività internazionale della Santa Sede, in modo coerente con il proprio contributo nella sfera etica e morale e con la libera attività dei propri fedeli. Indubbiamente la Santa Sede ha sempre avuto un posto nelle assemblee delle Nazioni, manifestando così il proprio carattere specifico quale soggetto nell’ambito internazionale. Come hanno recentemente confermato le Nazioni Unite, la Santa Sede offre così il proprio contributo secondo le disposizioni della legge internazionale, aiuta a definirla e ad essa fa riferimento. Le Nazioni Unite rimangono un luogo privilegiato nel quale la Chiesa è impegnata a portare la propria esperienza "in umanità", sviluppata lungo i secoli fra popoli di ogni razza e cultura, e a metterla a disposizione di tutti i membri della comunità internazionale. Questa esperienza ed attività, dirette ad ottenere la libertà per ogni credente, cercano inoltre di aumentare la protezione offerta ai diritti della persona. Tali diritti sono basati e modellati sulla natura trascendente della persona, che permette a uomini e donne di percorrere il loro cammino di fede e la loro ricerca di Dio in questo mondo. Il riconoscimento di questa dimensione va rafforzato se vogliamo sostenere la speranza dell’umanità in un mondo migliore, e se vogliamo creare le condizioni per la pace, lo sviluppo, la cooperazione e la garanzia dei diritti delle generazioni future. Nella mia recente Enciclica "Spe salvi", ho sottolineato "che la sempre nuova faticosa ricerca di retti ordinamenti per le cose umane è compito di ogni generazione" (n. 25). Per i cristiani tale compito è motivato dalla speranza che scaturisce dall’opera salvifica di Gesù Cristo. Ecco perché la Chiesa è lieta di essere associata all’attività di questa illustre Organizzazione, alla quale è affidata la responsabilità di promuovere la pace e la buona volontà in tutto il mondo. Cari amici, vi ringrazio per l’odierna opportunità di rivolgermi a voi e prometto il sostegno delle mie preghiere per il proseguimento del vostro nobile compito. Prima di congedarmi da questa distinta Assemblea, vorrei porgere i miei saluti a tutte le Nazioni qui rappresentate nelle lingue ufficiali, in inglese, in francese, in spagnolo, in arabo, in cinese, in russo: Pace e prosperità con l’aiuto di Dio! © Copyright 2008 -- Libreria Editrice Vaticana

Io umile servo del Santissimo Padre Jehova contesto la parola che ho marcato in blu :
Questa intuizione fu espressa sin dal quinto secolo da Agostino di Ippona, uno dei maestri della nostra eredità intellettuale, il quale ebbe a dire riguardo al "Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te" che tale massima "non può in alcun modo variare a seconda delle diverse comprensioni presenti nel mondo" (De doctrina christiana, III, 14)

Questa frase è stata detta da mio fratello e testimone Gesù Matteo 7,12 Luca 6,31, ma prima fù detta dal profeta Tobia 4,15 possibile che il grande Teologo non lo sa?

Ecco come è visto dalla Bibbia Sant' Agostino d' Ipponia, S.Agostino è il falso profeta, colui che fa mettere il marchio a tutti per mezzo del Battesimo
http://jehova-zoro.blogspot.com/2008/02/chi-sant-agostino-dalla-bibbia.html

Poi non si può mettere in primo piano i sforzi dell' uomo, perchè nulla sarà dato per forza umana, ma per forza divina infatti è scritto ; Aiutare il 3 mondo è solo offendere dio :
http://jehova-zoro.blogspot.com/2008/03/3-mondo-aiutare-si-offendere-dio.html

Oggi nel mondo ci sono 29 guerre in corso, certamente l' Onu non ha messo pace nel mondo ma ha portato altri conflitti e divisioni

http://www.peacereporter.net/dettaglio_articolo.php?idpa=&idc=9&ida=1&idt=&idart=2406

giovedì 13 marzo 2008

Tutti sono pazzi


Oggi giorno in questo tempo tutti sono divenuti matti, D’Alema cerca di coinvolgere Amas per la pace nel Medio Oriente, ma se sono loro ad essere i veri estremisti. Anche se per la pace in Medio Oriente è legata ad altre questioni più importanti vedi la seconda parte di questo mio post
http://jehova-zoro.blogspot.com/2008/03/papa-vita-si-vita-no.html


Sempre ora si parla dei fatti del G8 di Genova ma in uno stato dove si vede mai che l’ imputati sono i poliziotti, quella doveva essere una zona rossa dove nessuno poteva far casini come fecero i centri sociali e no block per me la forza pubblica furono troppo clementi, doveva usare la stessa misura di piazza Rossa perché era gia una zona rossa
http://it.wikipedia.org/wiki/Proteste_di_Piazza_Tiananmen_del_1989

La Forleo Gip di Unipol è stata indagata per aver toccato dei tasti dolenti Massimo D’Alema Fassino e altri di Forza Italia infatti il caso deve andare d’avanti il tribunale del CSM

Anche De Magistris il Gip dell'inchiesta "Why not" con in primo piano Prodi e Mastella , è stato accusato di abuso di ufficio , con l’ archiviazione di tutta l’ inchiesta

Ma in un Paese con questi problemi di collusioni non è una vergogna per tutto il paese ma noi facciamo ridere anche i polli, basta pensare l’inchiesta di Abu Omar, si accusa i servizi segreti dello stato Italiano e lo stesso stato non copre i suoi fedeli servitori un esempio il caso Bruno Contrada http://it.wikipedia.org/wiki/Bruno_Contrada
accusato da i latitanti di Mafia tra cui il Buscetta e Mutolo

http://it.wikipedia.org/wiki/Gaspare_Mutolo dove Mutolo è
accusato per la strage di Falcone e Borsellino poi è lo stesso che accuso Andreotti per mafia facendoci fare un processo miliardario
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2003/05_Maggio/02/andreotti.shtml
Possibile che in Italia si ascolta di più i malviventi, che non persone non delinquenti .

In questi giorni divampa la polemica del Fascista che entra in politica con il PdL di Berlusconi e tutti hanno paura ricordiamoci che il Fascio vuol dire botte, ma vuol dire anche libertà, sei libero di entrare dentro casa tua senza trovare nessuno che stia rubando la tua roba, anzi non servirà mai più le porte blindate, libero di andare in banca o ufficio postale senza che nessuno ti aspetti al varco per rapinarti, non avere mai più i poveretti nelle strade ad elemosinare, non avere i ladri e assassini dopo 2 giorni fuori dal carcere, forse tutto questo è male, non vedere mai più nelle proprie finestre quelle grate antirapina, sembra che noi onesti cittadini siamo i veri carcerati dei delinquenti, chi sa se le persone forse verranno più oneste.

Avete ascoltato in America, un parlamentare si dimette perché andava con delle meretrici parlo di Eliot Spitzer, qui in Italia certe cose non succede, si vede che qui nel paese dei Santi siamo tutti troppo “Santi Stupidi” ancora crediamo nelle barzellette che i nostri politici ci raccontano da più di 50 anni ma tanto la politica Italiana è solo una grande Giostra
http://jehova-zoro.blogspot.com/2008/02/ecco-la-grande-ruota-del-bel-vedere.html

Noi abbiamo solo una politica approfittatrice
http://jehova-zoro.blogspot.com/2008/02/la-politica-cieca-o-approfittatrice.html

Per fortuna il Santissimo Padre ci ha mandato delle persone per proteggerci, ma essi si sono venduti per pochi spiccioli
http://jehova-zoro.blogspot.com/2008/02/la-chiesa-e-la-tangente-della-politica.html

Politica Mafia e Religione va tutto a braccetto come in un matrimonio perché il tutto ha un solo nome loro si prostituiscono insieme come recita la Bibbia facendo riferimento più che altro alla vera Babilonia ma tra poco arriva il vero castigo

Apocalisse 17,1-2
1Uno dei sette angeli, che avevano le sette coppe, venne a dirmi: "Vieni, ti farò vedere il castigo decretato per la grande prostituta che abita presso molte acque. 2I re della terra si sono prostituiti con lei e gli abitanti della terra si sono ubriacati con il vino della sua prostituzione".

Sapete le sette coppe sono state versate e io Zorobabele il sigillo del Dio Vivente le ho umilmente scandite, la fine delle coppe è stato a gennaio 2006 come possibile vedere in queste mie Apostoliche messaggi da 599 a 603
http://it.groups.yahoo.com/group/zorobabele/messages/599

lo sciopero o protesta ancora continua


venerdì 7 marzo 2008

Aiutare il 3 MONDO, è offendere Dio

Ue: Stanziati 160 Milioni Di Euro Contro Fame Nel Mondo
Agi - Mar 4 Mar - 19.47

(AGI)- Bruxelles, 4 mar. - La Commissione euroepa ha annunciato lo stanziamento di 160 milioni di euro di aiuti umanitari per alleviare la fame in diversi Paesi di Africa, Asia e Medio Oriente. Lo ha annunciato John Clancy, portavoce del commissario Ue agli Aiuti umanitari Louis Michel. Gli aiuti, che saranno distribuiti a quasi 19 milioni di persone, saranno gestiti principalmente dal Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite (Pam) e per una parte minoritaria da Ong. "Le popolazioni vulnerabili della maggior parte dei Paesi poveri", ha dichiarato in una nota Michel, "sono sempre piu' esposte a disastri naturali, a conflitti e pressioni economiche". Questo, secondo il commissario europeo, "puo' rapidamente portare a situazioni in cui le popolazioni soffrono la fame" e l'Ue "ha il ruolo essenziale di fornire aiuti in cibo e ristabilire le produzioni alimentari locali". La lista dei 17 Paesi destinatari della piu' grande tranche di aiuti mai stanziata dall'esecutivo comunitario comprende Sudan, Ciad, Soamalia, Kenya, Etiopia, Uganda, Congo, Tanziania, Burundi, Sahel, Liberia, Zimbawe, Afghanistan, Nepal, Sri Lanka, Colombia e i Territori palestinesi. .

Tutto fù gia spiegato, perché aiutare questi poveri è solo come portare acqua con un cesto ma nessuno ascolta, ma ben presto chi aiuta questi saranno condannati secondo la scrittura
http://jehova-zoro.blogspot.com/2008/02/papalotta-povertadovere-giustizia-ansa.html

da una mia Apostolica

http://blog.libero.it/Jehova/3023052.html

altra Apostolica

http://blog.libero.it/Jehova/3075857.html

Il Papa scherza vero...

Vaticano e Islam, a novembre primo appuntamento forum
Reuters - Mer 5 Mar - 15.55CITTA' DEL VATICANO (Reuters) - I vertici del Vaticano e dell'Islam hanno stabilito oggi un accordo per un dialogo ufficiale permanente per il miglioramento delle talvolta difficili relazioni tra le due religioni.
Una nota congiunta ha riferito che il primo incontro del "Forum cattolico-musulmano" si terrà a Roma dal 4 al 6 novembre e vedrà la partecipazione complessiva di 48 esponenti religiosi e studiosi di entrambe le parti.
I temi della prima sessione, si legge nella nota, saranno "Amore di Dio, amore del prossimo", "Fondamento teologico e spirituale", "Dignità umana e rispetto reciproco".
Sarà lo stesso Papa Benedetto XVI a coordinare l'incontro.
L'annuncio arriva alla fine di due giorni di dialoghi in Vaticano con cinque rappresentanti del gruppo di 200 musulmani che avevano firmato una petizione indirizzata al pontefice per l'avvio del dialogo tra le due religioni.
Le relazioni tra cattolici e musulmani si erano deteriorate nel 2006 quando, in seguito al discorso di Benedetto XVI a Ratisbona, in Germania, i musulmani protestarono in tutto il mondo accusando il Papa di aver definito la loro religione violenta e irrazionale.
Il pontefice cercò di scusarsi durante la sua visita nella Moschea Blu in Turchia e pregò rivolto verso la Mecca con l'Imam.
In seguito all'incidente di Ratisbona, 138 capi religiosi e intellettuali musulmani indirizzarono lo scorso anno una lettera al papa e ad altri esponenti della Santa Sede, in cui scrissero che "la sopravvivenza del mondo stesso" sarebbe dipesa dal dialogo tra le due religioni. I firmatari dell'appello per il dialogo teologico, chiamato "Mondo Comune", sono diventati da allora 225.
Nonostante Benedetto XVI abbia ripetutamente espresso rammarico per le reazioni al suo discorso di Ratisbona, ha glissato sulla richiesta di parte musulmana di scusarsi in modo chiaro e diretto.
La delegazione cattolica nell'incontro preparatorio conclusosi oggi è stata guidata dal cardinale Jean-Louis Tauran, capo del Consiglio Pontificio per il Dialogo Interrelegioso, mentre per parte islamica c'era lo sceicco Addal Hakim Murad, noto anche come Timothy J. Winter, presidente del Britain's Muslim Academic Trust.
"Dobbiamo portare avanti il dialogo sulla scia delle conquiste del pontificato di Giovanni Paolo II", ha detto oggi in un'intervista a Reuters Yahya Sergio Yahe Pallavicini, uno dei rappresentanti della parte islamica nonché vicepresidente della Comunità Religiosa Islamica Italiana.
Pallavicini ha aggiunto che nel forum di novembre verrà affrontato anche il tema del terrorismo.
"Il terrorismo è un tema che va discusso", ha detto. "Tutti i capi religiosi devono rinnovare il messaggio di pace verso i propri fedeli. Allora sarà più facile isolare gli estremisti ed evitare l'uso sbagliato della religione", ha aggiunto.

Io qui metto solo poche parole, spero che BenedettoXVI scherza, leggete dentro il Nuovissimo Testamento collegamenti in fondo pagina, entrate indice di sinistra giù fino a trovare: “3 MOTIVI CONTRO L'ISLAM e non solo “ entrare e leggere per capire, vi ricordo che il tempio risiede solo in un posto, tutti gli altri culti dovranno sparire compresa la chiesa cattolica, ecco il luogo dove risiede il vero e unico Tempio di Dio
http://jehova-zoro.blogspot.com/2008/02/dove-risiede-il-vero-tempio-di-dio.html

Da qui nascerà la NUOVA GERUSALEMME


Anche Veltroni desidera fare di Roma una citta multiculturale ma sappiamo che Dio si chiama anche Geloso

http://jehova-zoro.blogspot.com/2008/02/un-padre-geloso.html



sabato 1 marzo 2008

Morte Bianche e Diritti Violati

Ancora Morti Bianche, ma soprattutto dove lavorano i meno tutelati, ma tutto questo è dovuto dalla inefficienza dello stato ma soprattutto dei Sindacalisti che non sono capaci disciplinare orari più tollerati ci sono autisti che corrono al massimo perché grandi magazzini devono scaricare dentro un certo orario prima delle 11,30 del mattino poi senza considerare che è l’ autista stesso che deve scaricare i bancali da dentro il suo camion, poi alcune ditte come il Conad alimentari deposito regionali sia di Ascoli Piceno che di Perugia , bisogna portare i bancali in una certa altezza di 1 metro e 20, pertanto alcune ditte preparavano i bancali doppi, ma alcune ditte non lo fanno, allora noi autisti dovevamo sbancare i bancali e risistemare il tutto senza considerare il tempo che ti fanno perdere e il lavoro che ti fanno fare dopo che hai guidato per 3 o 4 ore
Molte volte, anche troppe volte nel magazzino di partenza dovevo caricare il camion da solo prima di partire iniziando alle 4 del mattino per partire alle 7,30 arrivare al primo scarico prima delle 11, sempre grandi gruppi Conad Ipercoop, Cityper ecc… con file enormi, i Conad, con 20 porte di scarico ne funzionavano solo 2 perché l’operai costano troppo questa è la vera politica che l’ imbecilli hanno portato avanti

Non è meglio far lavorare di meno a tutti e meglio ma visto che qui deve lavorare chi troppo e chi niente allora ci sono persone come me con 4 ernie a disco e in più altri tre prolassi cosi a 45 anni non posso più lavorare, poi ci sono persone che come capita spesso diventa un numero di morte bianca, poi non dimentichiamo l’ infortuni sul lavoro, per non dimenticare i malati dovuto al lavoro io come autista ho ricevuto delle ernie a disco, ma ci sono persone che hanno ricevuto molto di meglio ovvero i Tumori o altre malattie infettive possiamo dimenticare quei poveri ragazzi mandati in guerra nei Balcani per tornare con tumori grazie ai proiettili all’ Uranio Impoverito quasi tutti i militari della Guerra di Pace fatta in Iugoslavia riporto questo è il valore che danno ad una persona che lavora che possiamo pretendere meglio :


http://ecoalfabeta.blogosfere.it/2007/02/uranio-impoverito-45-morti-513-malati-piu-i-bosniaci.html

Leggo su Repubblica che l'Uranio impoverito ha fatto un'altra vittima tra i reduci dei balcani, portando il totale dei morti a quota 45. Tra i soldati del contingente ci sarebbero 513 malati "da patologie associabili all'esposizione all'Uranio impoverito".
E' un numero elevatissimo, tenuto conto che il contingente italiano in Bosnia era di qualche migliaio di soldati.
Dopo vari tentativi dei vertici dell'esercito per mettere a tacere tutta la faccenda, e dopo che la commissione Mandelli aveva tentato di addomesticare le cifre per dimostrare che le morti per tumore erano "casuali", poco per volta si è fatta strada la verità: le nanoparticelle di Uranio generatesi nelle esplosioni possono penetrare negli alveoli polmonari o nell'apparato digerente e causare linfomi e altri tumori.
La commissione di inchiesta del Senato , del 2005, riporta ad esempio queste inquietanti affermazioni:
«L’Amministrazione non ha informato assolutamente questi ragazzi dei rischi che correvano non sono state adottate misure di precauzione. ... XXX [il nome c'è nell'originale, NdB ] era un ragazzo molto semplice, di origini campane. Si rivolse al proprio comandante chiedendogli come mai i militari americani fossero tutti «bardati», mentre loro andavano con la maglietta con le maniche corte, come se nulla fosse. La risposta fu che quelli erano esagerati.» (p.14)
«Il dubbio che l’effetto dell’esplosione di missili all’Uranio impoverito
potesse avere delle ripercussioni sulla salute di chi avrebbe poi operato sul posto viene avanzato sin dal 1978 quando, nel poligono di Eglin negli Stati Uniti, vengono sperimentati i primi proiettili all’uranio impoverito. » (p.25)
Una domanda sorge spontanea nella coscienza, a proposito di qualcosa di cui non si parla mai: e i civili bosniaci?
A questo proposito è particolarmente interessante la documentazione dell' Osservatorio sui Balcani:nel periodo 2000-2004 i tumori tra i bambini a Sarajevo sono raddoppiati rispetto a quelli del 1990-1992 (prima della guerra) ed hanno raggiunto i 230 casi. Sarajevo ha 800 mila abitanti. Per fare un confronto, nel 2004 in Piemonte (4,5 milioni di abitanti) ci sono stati 324 casi pediatrici .
E' stato inoltre preso in considerazione un gruppo di profughi di Hadzici, una località a 27 km da Sarajevo che durante la guerra era in mano ai serbi, e che è stata bombardata dalla Nato nel settembre del 1995 con proiettili all’ Uranio impoverito. I profughi si trovano ora nella città di Bratunac. Ebbene, la mortalità per cancro tra i profughi è quattro volte e mezzo più alta che nella popolazione locale. (vedi il grafico qui a fianco).
E' così che esportiamo la pace e la democrazia ...

Oggi una nuova notizia il gruppo Esselunga fa sciopero allego il testo è possibile che siamo nel 2008 ancora non c’è diritti per bisogni fisiologici allego dal sito :
http://www.rassegna.it/motore/notizie/news.asp?id=41486
ESSELUNGA (MI), SCIOPERO PER CASSIERA AGGREDITA
I sindacati condannano l'aggressione a una lavoratrice del supermercato Esselunga di viale Papiniano a Milano, avvenuta ieri pomeriggio, e indicono per domani (sabato 30 febbraio) uno sciopero in tutte le filiali della città per l'intero turno di lavoro. L'iniziativa è sostenuta da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil. Una settimana fa gli stessi sindacati milanesi avevano denunciato 'una grave situazione accaduta in Esselunga che ha visto una lavoratrice vittima di un abuso: a fronte della negazione della pausa da parte del responsabile, la lavoratrice non è riuscita a trattenere l'esigenza fisiologica e ha subito una pesante umiliazione davanti ai clienti'. Ieri pomeriggio, affermano i sindacati, 'la stessa lavoratrice ha subito un'aggressione da parte di ignoti all'interno della filiale di Papiniano. Durante la pausa è stata fisicamente aggredita alle spalle, è stata picchiata duramente da uno sconosciuto, ed è stata trovata svenuta da alcuni colleghi'. La lavoratrice, conclude la nota, 'è stata in seguito portata al pronto soccorso, dove le hanno prescritto 10 giorni prognosi. È un fatto gravissimo e inaccettabile, una violenza avvenuta all'interno del supermercato che chiama direttamente in causa la dirigenza Esselunga'.
29/02/2008 19.21
Questo è un modo di vedere il nuovo lavoro grazie Sindacati lecca piedi, grazie politica ingannevole fatta da presunti sindacalisti pensando a tutta la Sinistra, in questi giorni si è votato nelle fabbriche Metal meccanici per mantenere il contratto vecchio come stipulato nel maggio scorso sapendo che oggi l’ inflazione ha cavalcato un onda speciale di prezzi altissimi come constatato dall’ ISTAT dal Sole 24 Ore :
Domenica 24 Febbraio 2008 Meccanici al voto sul contratto
Marco Alfieri MILANO
Tute blu alle urne, da domani a mercoledì, per votare l'accordo sul contratto nazionale di categoria raggiunto da sindacati e Federmeccanica il 20 gennaio scorso, mentre monta l'allarme inflazione. Il contratto interessa un milione e mezzo di metalmeccanici (meno di un milione quelli delle fabbriche dove ci sono i sindacati). L'ipotesi di accordo che va a referendum, raggiunto dopo quasi sette mesi punteggiati da scioperi e blocchi stradali, prevede 127 euro lordi di aumento salariale per i prossimi 30 mesi, 260 euro in più all'anno per chi non fa contrattazione di secondo livello, 300 euro di una tantum per coprire il ritardo del rinnovo contrattuale e la parità normativa fra operai e impiegati che permette di non perdere gli scatti di anzianità quando si sale di livello.
I lavoratori, lo ricordiamo, si erano già espressi, nel maggio corso, sulle piattaforme messe a punto da Fim, Fiom e Uilm: su 837.506 presenti nelle fabbriche hanno votato 520.320, pari al 62,1 per cento. Mentre l'assemblea dei 500 delegati si è espressa a favore a larghissima maggioranza. Questi i fatti, nel frattempo però è esplosa la bomba Istat. La conferma di un'inflazione sul paniere dei beni "ad alta frequenza di acquisto" (pane, pasta, latticini, bar, ristoranti, benzina, detersivi) molto più alta (almeno al 4,8%) di quella complessivamente registrata (2,9%). Una "sconfessione" deflagrata al principio di campagna elettorale che imbarazza non poco, specie a sinistra, rilanciando con prepotenza l'emergenza salari, l'erosione del potere d'acquisto nel quinquennio 2002-2007, specie di operai e impiegati.
«I nuovi contratti di lavoro dovranno essere rinnovati con aumenti della retribuzione in linea col nuovo indice», ha subito intimato il ministro Paolo Ferrero. «Ora i sindacati chiedano il doppio per i rinnovi dei contratti nazionali», ha replicato il leader della minoranza interna Cgil, Giorgio Cremaschi. Insomma una vera bomba alla vigilia del referendum sul contratto dei metalmeccanici. Ricadute possibili? Il ministro Cesare Damiano lo esclude, quasi ad esorcizzarne il rischio. Ieri si è detto «fiducioso sull'approvazione del nuovo contratto da parte dei lavoratori» augurandosi «un'alta partecipazione al voto». Anzi. «Mi pare che la mediazione che ho prodotto sul contratto abbia portato un risultato generalmente condiviso. Che innova la normativa, con l'equiparazione operai-impiegati, e determina un risultato salariale apprezzabile».
La stessa Fiom, dopo le assemblee tenute nei luoghi di lavoro, si dice ottimista sull'esito del voto in fabbrica. «Non perché ci sia un particolare entusiasmo da parte dei lavoratori - spiega Gianni Rinaldini - ma perché mi pare che ci sia la piena consapevolezza che si tratta di un compromesso soddisfacente». Fatta salva, ovviamente, «la grande preoccupazione relativa alla condizione retributiva che rilancia con altrettanta forza l'importanza del contratto nazionale (Rinaldini ha ribadito il suo no all'ipotesi di riforma della struttura contrattuale, «non garantisce la crescita dei salari reali», e al contratto unico, «anticamera della revisione dell'art.18»). Ottimista anche la Fim, per bocca del suo segretario generale Giorgio Caprioli: «Mi aspetto un esito positivo. Le assemblee sono state tranquille e la gente ha discusso serenamente». E la Uilm, con il numero uno Antonino Regazzi, che però chiede «un decreto d'urgenza sull'emergenza salariale e un taglio delle tasse sugli aumenti contrattuali».
E tuttavia la bomba Istat in qualche fabbrica potrebbe deflagrare, influenzando l'esito del referendum. Così come s'avanza qualche ripensamento ex post. «Le tre rate su cui vengono spalmati gli aumenti salariali a contratto sono troppe, bisognava accorparli in due, forse abbiamo sbagliato», ammette Regazzi. «Inoltre la prima tranche doveva essere più alta dei 30 euro di aumento, vista l'erosione del potere d'acquisto». Dubbi che si sommano alla fronda organizzata di Giorgio Cremaschi che in Cgil guida la rete 28 aprile e all'ultimo comitato Fiom ha preso l'11-12% di consensi. Certo poi ci sono anche gli iscritti agli altri sindacati che voteranno, ma è un fatto che qualche sindacalista cominci a temere una crescita dell'astensionismo (al referendum di maggio ha votato il 62,1%) o di voti contrari più alta del tradizionale 25-30 per cento. Ben oltre le aree dure e pure annidate nella galassia Fincantieri e in comparti di siderurgia. Imitando così il no dei delegati Fiom in Ferrari o dei carrozzieri di Mirafiori, dove la piattaforma sindacale era già stata bocciata.

Dalla Repubblica: Diretta - ECONOMIA InviaStampa

Cgil-Cisl-Uil: "Per il sì oltre l'82%"Prodi: "Dati incoraggiano politica governo"

I sindacati parlano di vittoria schiacciante. Il risultato è stato accolto con "soddisfazione" da Epifani, Bonanni e Angeletti. Per il premier "il referendum è un appoggio foprte alla politica seguita dal governo". Ma il dirigente della Fiom Cremaschi contesta il dato, e denuncia: ""Esiste un'area grigia che va chiarita". Per Caprioli (Fim-Cisl) "il no è diffuso nella grande fabbrica, nella piccola trionfa il sì".
Il No stravince negli stabilimenti Fiat e in molte grandi fabbriche
21:05 Call-center, sì all'80%
Secondo i dati in possesso della Slc-Cgil, i sì nei call-center sono superiori all'80%.
21:04 Fassino: "Straordinario successo"
" La stragrande maggioranza dei lavoratori e dei pensionati italiani - dice il segretario dei Ds - ha ben compreso il valore riformatore e innovativo dell'accordo di luglio. In tutte le materie trattate in quell'accordo, infatti, si realizza un netto miglioramento rispetto alle normative vigenti oggi, realizzando un pi alto grado di tutela del reddito, del lavoro, della dignitá di milioni di lavoratori e di pensionati".
21:03 Funzione pubblica, sì al 74%
"I dati in nostro possesso sullo scrutinio del referendum sul protocollo del welfare, ad ora, nella nostra categoria indicano il seguente risultato: su 265.313 Votanti il sì ha raccolto al 74,9% ed il no al 23,5%, bianche e nulle 1,6%". E' quanto rende noto la funzione pubblica della Cgil.
20:07 Damiano: "Altissima partecipazione"
"Dai primi dati emerge l'indicazione precisa - dice il ministro del Lavoro Cesare Damiano - che vi è stata un'altissima partecipazione di lavoratori e pensionati, che non era assolutamente scontata. E' emersa una grande maturità democratica nella partecipazione a questo voto".
20:06 Veltroni: "Per il referendum risultati straordinari"
"Se i primi dati che stanno emergendo dal referendum organizzato dai sindacati - ha detto il sindaco di Roma Walter Veltroni - confederali sull'accordo inerente il welfare saranno confermati, si tratta di risultati straordinari sia per la partecipazione che per l'ampia maggioranza di coloro che si sono dichiarati favorevoli al protocollo".
19:58 Alla Fiat di Pomigliano d'Arco il 90,4% dei no
Alla Fiat di Pomigliano d'Arco (Napoli) notevole affermazione dei no all'intesa sul welfare. Il no ha ottenuto 1874 voti, pari al 90,4 per cento. Il si ha ottenuto 199 voti, pari al 9,6 per cento. 46 le schede bianche.
19:55 Alemanno: "Per il governo una Waterloo sul fronte sociale"
"Neanche il referendum dei lavoratori sotto la regia della Cgil salva il governo della sue contraddizioni. Il referendum sul protocollo del welfare - dichiara il deputato di An, Gianni Alemanno - non ha risolto i contrasti politici nel centrosinistra, ma ha aumentato le lacerazioni all'interno del mondo del lavoro. Questo è il risultato della pessima idea di chi pensava di usare le relazioni sindacali per costringere la sinistra massimalista ad approvare in Cdm il protocollo del welfare. "Staremo a
vedere come andrà a finire, ma indubbiamente dopo le sconfessioni europee e le censure di Bankitalia si profila per il governo una vera a propria Waterloo sul fronte sociale".
19:40 Diliberto insiste su irregolarità: "Ci aspettiamo smentite"
"Credo che sia interesse del sindacato che la consultazione avvenga in modo trasparente e il nostro allarme di presunte irregolarità aiuta il sindacato, da cui ci aspettiamo smentite circostanziate che fughino ogni sospetto". Parla Oliviero Diliberto, leader del Pdci.
19:33 Senatori Ulivo: "No a stravolgimenti del protocollo"
I senatori dell'Ulivo Marco Follini, Enrico Morando, Nicola Rossi, Giorgio Tonini, Tiziano Treu ed Antonio Polito dicono che: "l'approvazione a larga maggioranza del protocollo sul welfare da parte dei lavoratori italiani conferma che l'accordo tra governo e parti sociali è positivo ed equilibrato, e merita di essere difeso in parlamento da tutti i tentativi di stravolgerlo, peggiorandolo".
19:32 Nella Fiat di Cassino prevalgono i no
Hanno prevalso i 'no' con una percentuale dell'84,42% tra i dipendenti diretti dello stabilimento Fiat di Piedimonte San Germano. Il referendum sul protocollo Welfare, quindi, almeno per la Fiat, è stato bocciato.
19:13 Soddisfazione di Epifani, Bonanni e Angeletti
Soddisfazione dei leader di Cgil Cisl e Uil al voto sul referendum sul welfare. In una nota, Epifani Bonanni e Angeletti affermano che "si profila una netta vittoria dei sì, in particolare tra i lavoratori attivi, tra gli operai e i precari".
19:08 Prodi: "Non do giudizi sull'attendibilità"
Prodi non ha voluto commentare la giustezza dei primi risultati: "Non lo so, io non c'ero nè a votare nè a fare lo spoglio: pertanto, non do nessun giudizio sull'attendibilità".
18:54 Prodi: "L'unanimità in Cdm non è necessaria"
L'unanimità in Consiglio dei ministri è "una cosa positiva, ma ci possono essere casi di opinioni divergenti". Lo ha detto il presidente del Consiglio a chi gli chiedeva se chiederà il voto positivo di tutti i ministri venerdì sul pacchetto welfare. "Io chiedo sempre l'unanimità dei ministri, ma non è necessario che il Cdm approvi sempre all'unanimità".
18:53 Per i pensionati il sì al 73%
Il 'sì' al 73%, il 'no' al 25,5%: così la categoria dei pensionati ha votato al protocollo sul welfare, secondo i dati sullo scrutinio forniti da Fp Cgil Cisl Fp e Uil.
18:51 Prodi: "Dati incoraggiano decisione governo"
"Se i dati vengono confermati, sono dati molto, molto buoni che incoraggiano fortemente la decisione presa a luglio". Lo ha detto il presidente del Consiglio, Romano Prodi, durante una conferenza stampa a chi gli chiedeva un commento ai primi dati sul referendum sul pacchetto welfare. "Questa grande dimostrazione di democrazia che è il referendum è un appoggio foprte alla politica seguita dal governo", ha aggiunto il premier.
18:40 Fiom: "Nelle grandi fabbriche prevale il no"
In molte della grandi e medie fabbriche metalmeccaniche del Paese ha prevalso largamente il no all'accordo sul welfare. E' quanto emerge dai primi dati diffusi dalla Fiom secondo i quali oltre agli stabilimenti della Fiat, hanno bocciato l'accordo anche importanti aziende come l'Electrolux (80,14% i No), la Ansaldo Breda (63%), l'Alenia (66,37%), la Fincantieri di Trieste (69,85%), la Magneti Marelli di Sulmona (78,45%) e la Honda (69,61%).
18:10 Cremaschi: "Area grigia che va chiarita"
Dopo aver affermato che i primi risultati diffusi da Cgil Cisl Uil sulla consultazione odierna non sono credibili, Cremaschi rincara la dose: secondo il leader della Fiom, "per quanto riguarda il voto all'esterno dei luoghi di lavoro, nei seggi territoriali, riteniamo che le denunce formali e molte segnalazioni ci possano far dire che esiste un'area grigia che va chiarita".
17:57 Russo Spena: "Mai detto Prc d'accordo se 70% sì"
Russo Spena smentisce in parte le proprie affermazioni sulla 'soglia di maggioranza' richiesta dal suo partito per il s': "Il senso di una mia frase nel corso dell'intervista a Nessuno Tv è stato evidentemente male interpretato. Rispondendo a una domanda su quale esito della consultazione fosse prevedibile, ho pronosticato un 70% a favore del sì, chiarendo che sarebbe ugualmente stato necessario tenere in massimo conto il parere dei lavoratori direttamente coinvolti e in particolare il voto delle fabbriche. Come sia stato possibile rovesciare il significato di una frase così chiara è per me un mistero".
17:50 Treu: "I lavoratori hanno apprezzato vantaggi protocollo"
"Il referendum sul welfare ci consegna un ottimo risultato". Lo dichiara il presidente della commissione Lavoro e senatore dell'Ulivo Tiziano Treu che, in una nota, aggiunge: "I lavoratori hanno apprezzato i contenuti del protocollo cogliendone i vantaggi che possono derivarne per loro stessi, per i loro figli -lavoratori di domani- per la crescita e lo sviluppo del paese e anche per l'equità sociale".
17:39 All'Ilva di Taranto prevale il sì con il 70,37%
Agli stabilimenti Ilva di Taranto il sì prevale con il 70,37%. Sui 5.000 votanti i sì sono stati 3.477, i no 1.435. Lo rende noto la Cgil.
17:35 Caprioli: "Il no prevale solo nella grande fabbrica"
"Il dato generale supera le aspettative. Quello della categoria è ancora incerto, a causa dello schieramento della Fiom per il no". Lo ha detto Giorgio Caprioli segretario generale Fim-Cisl ai margini della XII Assemblea organizzativa in corso a Terrasini (Palermo). "Il no è diffuso in modo particolare nella grande fabbrica, più politicizzata - aggiunge Caprioli -. Nella piccola fabbrica ha invece trionfato il si".
17:34 Angius: "Si disdica la manifestazione del 20 ottobre"
Secondo il vicepresidente del Senato e promotore del partito Socialista, Gavino Angius, dovrebbe essere disdetta la manifestazione convocata contro quell'accordo per il 20 ottobre". Infatti "svolgere comunque quella manifestazione a questo punto vorrebbe dire manifestare non più soltanto contro il governo e i sindacati ma anche contro milioni di lavoratrici e lavoratori italiani che al referendum hanno votato sì".
17:18 Maroni: "Ora comincia la battaglia in Parlamento"
"Nonostante in molte grandi fabbriche abbia vinto il no il protocollo sul Welfare è passato e adesso comincia la battaglia vera in Parlamento". Roberto Maroni, capogruppo Lega Nord a Montecitorio, annuncia che il Carroccio farà la sua parte per cercare di modificare il testo in Aula.
17:15 Alla Thyssenkrupp prevale il sì al 77,5%
Forte affermazione per il sì alle alle acciaierie Thyssenkrupp di Terni. Il Sì, secondo quanto riporta la Cgil, ha infatti prevalso con il 77,5%. Nel dettaglio, sui 2.199 addetti complessivi delle acciaierie ternane, ci sono stati 1.294 votanti con 1.002 voti favorevoli, 268 per il 'No'.
17:09 Giordano: "Il governo non si volti dall'altra parte"
"La politica ascolti questo lamento dei lavoratori". Franco Giordano torna sul referendum sul protocollo del welfare: "Non si può non ascoltare questo malessere che deve - spiega commentando con i cronisti l'esito del voto - trovare assolutamente una qualche forma di risposta. Un governo di centrosinistra non può volgere lo sguardo da un'altra parte. Ora si deve aprire un confronto". Giordano ribadisce che "se resta così non daremo il nostro sì. Confido - conclude - nell'azione del governo".
17:08 Bertinotti: "Su dati lettura sociale non numerica"
Il referendum tra i lavoratori sul Protocollo che ridisegna il welfare "va letto più dal punto di vista sociale che da quello dei numeri". Il presidente della Camera Fausto Bertinotti non vuole commentare i primi dati sul risultato della consultazione, ma ribadisce che quei numeri andranno interpretati.
16:58 Fiat Melfi: i no prevalgono all'85%
Nello stabilimento di Melfi (Potenza) della Fiat sono stati 2.475, pari all'85 per cento, i voti per il "no" al protocollo sul welfare, al "si" sono andati 415 voti, mentre le schede bianche e nulle sono state 12. Secondo quanto riferito da fonti sindacali, su 6.036 aventi diritto (hanno votato anche i lavoratori interinali e dipendenti del magazzino) i votanti sono stati 2.902.
16:57 Letta: "Discussione in Cdm sarà facile"
"Se questa è la tendenza, penso che la discussione in consiglio dei ministri venerdì sarà facile". Lo ha detto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Enrico Letta commentando i primi risultati sul referendum sul Welfare.
16:52 Cremaschi: "Sì all'82% dato non credibile"
"Mi assumo in toto le mie responsabilità e di quanto detto nella conferenza stampa di oggi: l'ipotesi di un sì a oltre l'82% come sostengono Cgil, Cisl e Uil, è un dato privo di qualsiasi credibilità reale". E' quanto sostiene il segretario nazionale della Fiom e leader della 'Rete 28 aprile', Giorgio Cremaschi, in merito ai dati diffusi dalle tre confederazioni sindacali.
16:41 Al Cnipa prevale il no con il 51%
Al Cnipa, il Centro Nazionale per l'Informatica nella Pubblica Amministrazione che opera presso la presidenza del Consiglio i lavoratori hanno detto 'no' al referendum sul protocollo del Welfare. A quanto si apprende a favore del protocollo ha votato il 49% dei lavoratori mentre il 51% ha votato contro.
16:39 Ferrero: "Il governo ascolti i lavoratori"
Il ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, ribadisce che se al Consiglio dei ministri di venerdì il protocollo Welfare non verrà modificato, non potrà sostenerlo. "Il governo -dice il ministro di Rifondazione- deve ascoltare cosa dicono i lavoratori e al Cdm andare verso un miglioramento del protocollo per renderlo più incisivo sulla lotta alla precarietà e sui diritti di chi va in pensione".
16:29 Molti sì nella grande distribuzione
Alla Coop di Milano su 2.831 hanno votato 1.371 e i sì sono stati 1.211, mentre al gruppo Carrefour Toscana su un totale di 959 addetti hanno votato 395 lavoratori e i sì sono stati 337, l'85%.
Per quel che riguarda il settore tessile, al gruppo Loro Piana (920 addetti) i votanti sono stati 650, i sì 570 (l'87,70%). Al gruppo Zenga su 641 addetti i votanti sono stati 483, i sì 410 (l'84,99%).
16:26 Tra i chimici di Rosignano prevale il sì
Nel gruppo chimico Solvay di Rosignano (Livorno) su 1.826 addetti i votanti sono stati 1.409 e i sì 1.117, il 79,28%. Nell'azienda chimica Metzeler di Salerno (450 dipendenti) hanno votato 410 lavoratori e i sì sono stati 392. Ad Anagni (Frosinone) nell'azienda chimica Videocom (540 addetti) hanno votato in 432 e i sì sono stati 349 (82%).
16:23 Montezemolo: "Al via nuova stagione di relazioni industriali"
I primi risultati che arrivano dal referendum dei lavoratori sul welfare, confermano la validità dell'accordo e che quindi non deve essere modificato. Lo ha detto il presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, a margine di un'audizione alla Commissione Parlamentare Antimafia. "Ciò dimostra da un lato - ha detto Montezemolo - che questo è un buon accordo di compromesso e dall'altro dimostra che tale accordo non si deve toccare. Per quanto ci riguarda dà il via a una nuova stagione di relazioni industriali".
16:17 A Gioia Tauro il sì prevale per 4 voti
A Gioia Tauro secondo i risultati definitivi ci sono stati 296 sì, 292 no e cinque schede nulle. E dunque i favorevoli prevalgono, ma di appena quattro unità.
16:16 Russo Spena: "Il nostro assenso solo se sì arriva al 70%"
"Se e solo se i consensi dei lavoratori al pacchetto welfare supereranno il settanta per cento, Rifondazione Comunista darà il suo assenso. Se non si arriva al 70 per cento, ci riterremo impossibilitati a votare con la maggioranza e dovremo rivedere tutto l'accordo". Lo dice Giovanni Russo Spena, capogruppo al Senato di Rifondazione Comunista.
16:14 Il 'sì' trionfa ai Cantieri navali di Palermo
Il 'sì' trionfa ai Cantieri navali di Palermo: su 791 lavoratori aventi diritto al voto , 739 si sono recati alle urne. Di questi 681 hanno votato sì al protocollo sul Welfare, 41 no e 12 sono state le schede nulle, secondo i dati forniti dal sindacato.
16:13 A Mirafiori un netto 'no'
Dai primi dati di Mirafiori, il 'no' al protocollo sul welfare prevale in maniera più che netta: secondo fonti sindacali, infatti, negli stabilimenti delle meccanica i 'no' sarebbero 821, i sì 162 e 9 tra i voti bianchi e nulli.
16:12 Cgil-Cisl-Uil: "Il sì è oltre l'82%"
Una significativa prevalenza di 'sì' al referendum sul welfare emerge dai primi dati che stanno affluendo dalle categorie e dalle strutture territoriali. Lo afferma una nota di Cgil, Cisl e Uil. I primi dati disponibili riguardano un gruppo di 115 aziende di diversi settori produttivi, dislocati in differenti aree del paese, per un totale di 96.400 lavoratori attivi. Il dato di affluenza è di circa il 60%. Il sì prevale con una percentuale che supera l'82%


Altri miei testi contro la politica:

http://jehova-zoro.blogspot.com/2008/02/la-politica-la-rovina-del-mondo.html

http://jehova-zoro.blogspot.com/2008/02/la-politica-cieca-o-approfittatrice.html

http://jehova-zoro.blogspot.com/2008/02/la-chiesa-e-la-tangente-della-politica.html

http://jehova-zoro.blogspot.com/2008/02/antitrust-sospesi-distacchi-linea-per.html

http://jehova-zoro.blogspot.com/2008/02/ecco-la-grande-ruota-del-bel-vedere.html

http://jehova-zoro.blogspot.com/2008/02/l-arcobaleno-e-la-grande-alleanza.html